L’ultimo sguardo di Michelangelo Antonioni
Ci ha lasciato un altro gigante del cinema, l’ultimo dei grandi che il mondo ci invidiato, con lui si chiude un’epoca leggendaria e irripetibile per l’Italia.
tratto da Professione: Reporter, scena magistrale in cui la cinepresa passa attraverso la grata della prigione senza tagli di montaggio
Era probabilmente il cineasta più legato a Bergman dal punto di vista stilistico (grande attenzione alla fotografia e all’uso dei colori, Deserto Rosso fu dipinto sulla pellicola originale) e tematico (incomunicabilità, solitudine, lo straniamento dell’individuo causato da una società ipocrita fatta di apparenze).
tratto da Zabriskie Point: l’esplosione girata con 17 cineprese, in sottofondo la musica dei Pink Floyd
I suo film gettano uno sguardo e sviluppano un linguaggio totalmente nuovo rispetto al cinema precedente, creando una sorta di “neorealismo interiore”, proprio come Bergman.tratto da L’eclisse
Di Ferrara, rappresentava un vero orgoglio per la nostra terra e resterà per sempre uno dei più importanti artisti emiliani tout court.
tratto da Blow-up: la partita a tennis senza palla, metafora dell’inconsistenza della realtà
Nella sua terra realizza il primo documentario, Gente del Po, terminato nel ‘47. Dopo la guerra come sceneggiatore lavora a Caccia tragica di Giuseppe De Santis (1946) e allo Sceicco bianco di Fellini (1952). Il suo primo film, Cronaca di un amore (dopo altri due documentari) è del 1950 e già rivela alcune propensioni del futuro autore dell’ Avventura: uno spunto quasi giallo e l’interesse per i risvolti psicologici dei suoi personaggi borghesi. Seguono I vinti (1952) sulla crisi della gioventù europea, e La signora senza camelia (1953) sull’ ambiente del cinema. Le amiche (1955) e Il grido (1956) precedono quello che molti considerano ancora oggi il suo capolavoro e l’inizio di una ideale trilogia: L’ avventura (1959), accolto a Cannes da pareri discordanti (anche se per molti è la rivelazione di un autore raffinato e poetico che avrà sempre più consensi nella critica che fra il grande pubblico) a causa di uno stile severo e rigoroso, troppo a lungo scambiato per lento o noioso.
All’ Avventura fanno seguito La notte (1960) e L’eclisse (1962) che, fra l’altro, rinsaldano il legame, personale e professionale, con Monica Vitti, interprete principale di tutti e tre i film.Deserto rosso, del 1964, sempre con Monica Vitti, segna il suo passaggio, anche questo oggetto di numerose analisi critiche, al colore. Con i film successivi Antonioni allarga i suo orizzonte dalla borghesia italiana alla società internazionale: Blow up (1966) ambientato in Inghilterra, Zabriskie Point (1970) nell’America della contestazione giovanile e della musica rock (celebre la scena finale dell’ esplosione con la musica dei Pink Floyd). La Cina è invece al centro di un nuovo documentario (Chung Kuo:Cina, 1972) prima di spostarsi a Barcellona e in Africa per Professione reporter con Maria Schneider e Jack Nicholson (1975). Antonioni è anche attratto dalla sperimentazione e realizza su supporto magnetico Il mistero di Oberwald (1980) ancora con la Vitti. L’attenzione agli altri media lo porta, subito dopo, anche a realizzare un videoclip per Gianna Nannini (Fotoromanza). Torna al cinema nell’ 82 con Identificazione di una donna con Tomas Milian, recuperato dal personaggio del Monnezza, e poi, dopo un lungo silenzio dovuto alla malattia, con Al di là delle nuvole (1995), a quattro mani con Wim Wenders e l’ultimo Eros, per cui realizza l’episodio Il filo pericoloso delle cose.
Non c'è ancora nessun commento.



