Ingmar Bergman, il più grande di tutti
Da oggi sulla Terra siamo tutti più soli.
Le agenzie di stampa hanno freddamente battuto la notizia che tutti gli appassionati del vero cinema non avrebbero mai voluto vedere: si è spento Ingmar Bergman, sicuramente fra i primi dieci cineasti di tutta la storia, alla stregua di autori come Eisenstein, Kubrick e Fellini.
tratto da Sussurri e grida
E’ un vuoto che colpisce davvero nel profondo, forse proprio perchè il leggendario regista ha scandagliato dentro la nostra anima e ce ne ha restituito i vari moti attraverso la cesellatura di ciò che ne è l’epifania sensibile, ossia il volto dell’uomo.
Infatti, la sottile indagine psicologica del maestro svedese si traduceva in una perfetta direzione degli attori, tale da rendere i loro volti dei veri e propri paesaggi umani, spesso trasfigurati dall’angoscia.
tratto da Persona
I suoi film, inconfondibili anche per la fotografia di Sven Nikvist, sono stati amati e presi a modello da molti suoi colleghi, fra cui spicca Woody Allen, il quale ha dichiarato come vari registi siano eccellenti riguardo ad alcuni aspetti particolari del fare cinema, ma complessivamente Bergman era l’unico al mondo a ideare e dirigere film impeccabili e a basso costo, proprio perchè fondati sul materiale più naturale e interessante, la persona umana.
Fra i titoli più famosi, nel novero dei capolavori da decenni, Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, Scene da un matrimonio, Sussurri e grida.
Ingmar Bergman è stato regista anche di teatro e scrittore, sempre ai massimi livelli. Per la Svezia, occupa sicuramente il posto che in Italia ha un autore sommo in tutte le espressioni artistiche come Michelangelo.
Nato a Uppsala il 14 luglio del 1918, figlio di un pastore protestante della corte reale svedese, esordì mettendo in scena numerosi drammi a Goteborg e a Stoccolma. L’esordio nel cinema, dopo l’importante esperienza teatrale come regista al Teatro Reale dell’Opera di Stoccolma, avviene con la sceneggiatura di «Spasimo» di Alf Sjoberg (1944). Dell’anno successivo è la sua prima regia, «Crisi».
tratto da Il posto delle fragole, con il grande regista Victor Sjostrom come attore in una delle scene cult della storia del cinema
I film dei primi dieci anni d’attività, da «Crisi» a «Sorrisi di una notte d’estate» (1955), benché in parte già anticipatori dei temi che lo renderanno celebre (la memoria famigliare, l’angoscia, la morte, i valori religiosi, i fallimenti esistenziali), sono caratterizzati da una vena malinconica e melodrammatica. Si tratta di «Nave per l’ India», «Musica nelle tenebre», entrambi del 1947, «Prigione» (1948),«Estate d’ amore» (1950), «Una vampata d’amore» (1953), «Una lezione d’amore» (1954), «Sogni di donna» (1954), fino a «Sorrisi di una notte d’estate».
Il successo arriva nel 1956 quando termina uno dei suoi capolavori «Il settimo sigillo» che ottiene vari riconoscimenti, oltre al premio speciale al Festival di Cannes; arrivano poi l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia grazie a «Il posto delle fragole», nel 1957. Successivamente «Alle soglie della vita» e «Il volto» ricevono il premio come miglior regia rispettivamente a Cannes e a Venezia, mentre nel 1960 «La fontana della vergine» gli vale il suo primo Oscar.
Subito dopo, inizia la trilogia su uno dei temi a lui più cari, quello dell’incomunicabilità: a «Come in uno specchio» (1961, secondo Oscar) seguono «Luci d’inverno» (1962) e «Il silenzio» (1963). Dopo film che alternano sperimentalismo e realismo («Persona», del 1966 o «La vergogna», del 1968) è la volta di un altro capolavoro riconosciuto a livello internazionale, «Sussurri e grida» (1972), cui segue «Scene da un matrimonio» (1973). Nel 1974 realizza il sogno di adattare per il cinema «Il flauto magico» e nel 1977 è la volta del riuscito duetto famigliare «Sinfonia d’autunno» (1978).
Nel 1982, dopo quarant’anni di attività, Bergman decide di abbandonare improvvisamente il cinema, per dedicarsi al teatro e alla televisione e realizza il suo ultimo film per il grande schermo, «Fanny e Alexander», cinque ore per la tv ridotte a tre per il cinema e con il quale ha vinto il suo terzo Oscar.
tratto da Sinfonia d’autunno
Purtroppo, il suo ultimo film del 2003, Sarabanda, girato in digitale, non era stato distribuito nei cinema italiani, poi all’epoca della messa in onda televisiva su RaiTre fu spostato in orario notturno con miopi polemiche e non è nemmeno uscito in DVD.
Comunque, per ora, questo film è il capolavoro del millennio, avvicinato da pellicole come Dogville di Lars Von Trier, anch’egli regista scandinavo, il quale ha sempre riconosciuto l’autorità dell’indimenticabile Ingmar Bergman.





