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la civiltà in una biblioteca civica

12 gen

Mi è capitato ieri di recarmi presso la biblioteca Francesco Selmi di Vignola dove speravo, ingenuamente, di potere trovare un angolino dove potere leggere in santa pace un libro.

Vorrei premettere che quanto sto per scrivere non è un’accusa diretta al personale della biblioteca, responsabile, semmai, di culpa in vigilando sul regolare funzionamento della biblioteca. Si tratta bensì di una denuncia che ha lo scopo di sensibilizzare i vignolesi e le istituzioni verso il miglioramento di un servizio importantissimo, quale l’accesso libero alla cultura.

Ebbene, dopo avere constatato con sommo piacere che la biblioteca era piena di studenti attenti alle loro faccende, sono riuscito a trovare un tavolino munito di banchetto poggia-libro per la lettura.

Mi sono seduto e ho cominciato la mia lettura avvolto in un meraviglioso silenzio come deve essere in tutte le biblioteche civiche e civili che si rispettino.

Apro solo una parentesi per aggiungere che uno degli aspetti sicuramente vantaggiosi e ben pensati della biblioteca di Vignola è quello di avere un cortiletto interno al quale potere accedere nei vari momenti di relax che si alternano alla concentrazione che lo studio e la lettura impongono. Ti è permesso così uscire a fumare, a parlare, a telefonare, senza però disturbare nessuno dei presenti nel pieno rispetto di quella che è sicuramente una regola scritta, ma è anche e prima di tutto una regola di buona educazione che non necessita (almeno così credevo) di essere sancita in alcun testo.

Purtroppo non per tutti l’educazione è cosa abituale e mentre tutti noi presenti eravamo intenti a ossigenare i nostri cervelli con parole e numeri, ecco che da un angolo partono, a squarciare il bellissimo velo di silenzio creatosi, risate sguaiate, suonerie di cellulari e cacofonie varie in lingua albanese o dell’est europeo.

Apro un’ulteriore parentesi per dire che chiunque vorrà storpiare il senso di questa mia denuncia dandomi del razzista, dello xenofobo ecc. faccia pure perchè il senso di quello che voglio dire è stampato chiaro nella mia testa e se a qualcuno non va giù affari suoi.

Chiusa la seconda parentesi, siccome non sono uno che per carattere scatta per un nonnulla, dentro di me decidevo di aspettare per vedere se potevo trovare qualcuno che, disturbato almeno quanto me dal fatto, avrebbe potuto darmi manforte nell’azione che di lì a poco avrei compiuto e ho notato (a malincuore) come nessuno dei presenti decideva di intervenire per interrompere l’apologia della maleducazione che i pagliacci stavano recitando.

Siccome però sono anche uno che quando non se ne può più non se ne può più e che non sopporta la “furbizia” e l’arroganza di chi, nel brodo della propria ignoranza ci nuota ritenendo gli altri dei semplici idioti, mi sono alzato in piedi e sono andato a verificare chi erano quei deficienti (perchè di qualcosa mancano!) che rompevano i c……i.

E cosa mi ritrovo davanti? Una bella famiglia di primati del borneo sdraiata sui divani come le puttane di un bordello che facevano quello che le loro fini menti gli suggerivano: chiacchiere (ovviamente nella loro lingua madre), telefonare, ridere ecc. ecc…

Allora io ho chiesto loro di smetterla di fare casino in maniera brusca, ma comunque fin troppo elegante date le circostanze.

Loro, forse per dimostrarmi che non mi ero sbagliato nel giudicarli come sopra, se ne sono stati buoni per 5 minuti di orologio e poi hanno tranquillamente ripreso il loro tran tran come se niente fosse stato.

A quel punto, deciso ormai a recarmi dal personale per segnalare il problema (il passo successivo sarebbe stata la telefonata ai vigili che, se tornassi indietro farei subito), ecco che finalmente dal coro muto della totale indifferenza si alza una voce femminile che invita una seconda volta la famiglia-orango ad andarsene.

Il risultato è che se ne sono andati, ma non (come pensereste voi) perchè sensibilizzati al problema e consci di recare disturbo, bensì perchè si erano rotti di stare lì.

Il punto della questione è che, innanzitutto, occorre assolutamente un sistema di video sorveglianza all’interno della biblioteca che avverta il personale affinchè intervenga immediatamente in casi come questi ed espella i colpevoli e, nel caso di impossibilità chiami le autorità preposte a farlo.

Inoltre, sarebbe buona cosa che, in simili circostanze, chiunque non facesse prevalere la propria paura innata di fare brutta figura, ma al contrario la volontà di compiere il proprio dovere civico che è anche dovere di denuncia.

Siamo una comunità e come tale dobbiamo comportarci, perchè l’indifferenza non porta a nulla.



Biblioteca e fracassoni

articolo di Marco Pederzoli dalla Gazzetta di Modena del 3 febbraio 2007